Garanzie e coperture assicurative per prestito a dipendenti

Questo tipo di finanziamento è strutturato in modo da non ruchiedere particolari e reali garanzie al richiedente, ma il processo vede qualche tipo di garanzia nel TFR (stiamo parlando del trattamento di fine rapporto) del dipendente.
Il TFR quindi viene usato dal finanziatore come forma di garanzia per essere sicuro che il dipendente ovvero il richiedente in questione non perda il lavoro o non subisca un infortunio per il quale debba smettere di lavorare.
Questo modello quindi richiede forzatamente la possessione di una qualche assicurazione sulla vita e sul rischio dell’impiego che dia la sicurezza nella situazione di pagamento non effettuato, la totale restituzione della cifra non ancora restituita ed eventualmente eccedente il TFR accumulato. In caso di restituzione non totale il finanziatore ha quindi il diritto di tenersi il TFR cumulato e in caso non sia sufficente a coprire l’intero prestito potrà trattenere l’importo dell’assicurazione stessa.

Per quanto riguarda i dipendenti statali o pubblici che siano, l’emissario del prestito prende dallo stesso finanziamento concesso una cifra prestabilita che dovrà essere ceduta all’INPDAP come copertura assicurativa (che vale sia come copertura vita che per l’impiego).
L’INPDAP deve quindi garantire l’estinzione del debito in caso di insolvenza che sia per causa infortunistica, decesso o per fine del rapporto lavorativo con la ditta per la quale si lavorava, per la parte eccedente il TFR cumulato.
Per il caso dei dipendenti privati succede esattamente la stessa cosa nel creare una forma di assicurazione che valga dia per la vita che per il mantenimento dell’impiego, cosa che andrà a coprire la parte eccedente il TFR cumulato.

Ma di quanto è l’assicurazione? Il finanziatore fa distinzioni tra:
-l’assicurazione per il rischio vita: la somma dipende naturalmente dal tempo di durata del prestito e dall’età del cliente, ma anche dal tipo di polizza assicurativa.
-l’assicurazione a rischio impiego: solitamente dipende da quanto dura il prestito, da quanto tempo il richiedente lavora e da che tipo di lavoratore ci si trova davanti, quindi se pubblico o privato.

 

 

Da chi può essere richiesto?

Per ottenere un prestito dipendenti si devono naturalmente avere alcuni requisiti necessari, quindi che devono essere soddisfatti in modo da non vedersi rifiutare il prestito chiesto.
Questo tipo di finanziamento può essere richiesto da queste due categorie di persone:
-dai dipendenti pubblici o statali (o meglio, di Amministrazioni Pubbliche, Ente Pubblico o Stato);
-o dai dipendenti privati.

I richiedenti oltre a essere nelle categorie descritte prima devono almeno avere:
-un contratto di lavoro che sia a tempo indeterminato;
-un numero di anni lavorativi almeno superiore al minimo richiesto dalle norme qui sotto elencate:
—per i dipendenti pubblici non statali: 1 anno.
—per i dipendenti pubblici statali: 4 anni.
—invece per i dipendenti privati: il limite viene dettato da ogni singolo ente finanziatore a suo piacere e di solito è sempre superiore ai 18 mesi).
-in piu si deve avere una data di collocamento a riposo che sia successova alla scadenza del finanziamento.

Solo in un caso anche l’azienda per cui lavora colui che richiede il prestito deve avere alcuni requisiti per essere ammessa la richiesta di finanziamento, ovvero per i dipendenti privati. L’azienda deve quindi garantire di:
-essere del tipo societario tra i tipi concessi dalla banca o finanziaria (solitamente sono si accettano quelle di tipo S.p.A. o S.r.l. ma anche altre).
-avere un capitale sociale maggiore di un limite che viene imposto dall’istituto.
-e avere un minimo numero di dipendenti, limite sempre fissato dallo stesso istituto che emette il finanziamento per dipendenti.
Naturalmente l’azienda deve anche dare il consenso a tutta l’intera operazione (ci si riferisce sempre ai dipendenti privati, nel caso di quelli pubblici è solo il finanziatore che deve decidere se approvare o meno l’operazione di finanziamento).

 

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